URBANINA, L’AUTO ELETTRICA DI VIMINI


A metà degli anni Sessanta, il marchese Piero Girolamo Bargagli Bardi Bandini, nella sua bella villa nella campagna toscana di Poggio Adorno ha un sogno: realizzare un’auto ideale per la città, piccola, silenziosa, rispettosa della natura, economica ed elettrica. Ne parla con Narciso Cristiani che aveva lavorato alla Piaggio insieme a Corradino d’Ascanio. Nel 1964 nasce la prima versione di Urbanina: un telaio a X, con le ruote alle quattro estremità, su cui è installata una piattaforma rotante con il volante, il cruscotto, due sedili per guidatore e passeggero, cabina in vimini, motore a benzina. Un anno dopo viene presentata al Salone dell’Auto di Torino dove come tutte le innovazioni troppo ardite, non viene capita e anzi viene osteggiata dal sistema produttivo automobilistico. Il marchese non si dà per vinto e inizia a lavorare alla versione elettrica. Al salone di Torino del 1967 viene presentata la Urbanina elettrica, a cui seguono diverse altre versioni come quella del ’72, quando una edizione particolare del’Urbanina chiamata Milanina, viene adottata dall'Ente Fiera Milano come mezzo di servizio per gli spostamenti nei padiglioni fieristici. L’Urbanina elettrica può considerarsi a buon diritto la nonna di tutti i modelli che nel corso del tempo ne hanno ricalcato le orme pionieristiche, dalla Smart alla Tesla, che da lei ha ripreso, tra le altre cose, l’idea delle batterie intercambiabili.


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