UN OMBRELLO CONTRO LA PIOGGIA DI RIFIUTI



Nel 1932, Earnest Elmo Calkins, pioniere dell’advertising, pubblica a New York il libro Consumer Engineering. A New Technique for Prosperity in cui sostiene che “le merci si dividono in due classi: quelle che usiamo, come le automobili e i rasoi di sicurezza, e quelle che consumiamo, come il dentifricio e i biscotti. Il consumer engineering deve far sì che si arrivino a consumare le merci che ora ci limitiamo a usare”. È nato ufficialmente il consumismo totale. La teoria è pronta, seguono i fatti, e dopo la guerra l’idea di riparare gli oggetti lentamente e inesorabilmente scompare e questo non ha nulla a che fare con la nostalgia del ciabattino che ti ripara le scarpe e magari pure l’ombrello, ma molto a che fare con il micidiale aumento dei rifiuti. Micidiale non è una metafora, va inteso letteralmente, i rifiuti che produciamo ci uccidono, lentamente, ma ci uccidono. Cosa può dare il design, finora totalmente e beatamente complice di questo processo delinquenziale? Provare a dire al consumatore che, se guarda bene, da qualche parte in lui è forse sopravvissuto un uomo che può ancora ragionare con la propria testa e invece che trasformare in rifiuto qualcosa che si è danneggiato, potrebbe semplicemente ripararlo, averne cura, lasciare che viva ancora. È quanto ha cercato di fare Pocodisegno, progettanto l’ombrello U211, che se per caso si rompe, si può addirittura riparare! Se siete consumatori, lasciate stare, se siete uomini, pensateci. (Maurizio Corrado)


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