IL RIFUGIO DELL’EREMITA CONTEMPORANEO


“Una foto di Tiziano Terzani mi ha fatto riflettere molto. Lui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita da eremita.” Partendo da Terzani, Giuseppe Arezzi ha sviluppato una ricerca sugli eremiti contemporanei scoprendo che in Italia e in Francia sono circa 300, in Germania 80, negli USA 500 e che per il 60% sono donne. Da qui è nata l’installazione “Beata Solitudo”, presentata al Cantiere Galli Design di Roma nel 2017, un progetto che si è rivelato anticipatore in questi tempi di reclusione forzata. Beata Solitudo è il rifugio dell'eremita contemporaneo, tecnologico, dinamico e primitivo, un luogo con tutto il necessario per vivere da soli: un posto dove cucinare, mangiare, fare il bagno, dormire e una soffitta per conservare il cibo e guardare le stelle; ci sono anche spazi per allevare animali e tutti gli strumenti necessari per sfruttare le fonti energetiche rinnovabili. Concepito come un prodotto piuttosto che come un'architettura definitiva, può essere posizionato ovunque. Le pareti in legno, concepite come cornici, permettono di tessere ogni volta una copertura diversa, a seconda di dove è montato il rifugio: può trasformarsi in una casa fatta di tappeti se stabilita in Mongolia o nel deserto, di palme in Thailandia o nei paesi equatoriali, di pelle di foca in Antartide. Beata Solitudo non è solo uno spazio fisico, ma vuole anche rappresentare lo stile di vita dell'eremita tecnologico dinamico e primitivo.


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