DECIFRANDO ARABESCHI: PAESAGGI DELLA MEMORIA



“Prendere coscienza della violenza che la Storia ha esercitato sul paesaggio, ritengo sia un impegno civile”. Da qui parte la cavalcata di Cavaglion che ci porta alla scoperta di luoghi talmente intrisi di avvenimenti da poter essere considerati in via di (lenta) decontaminazione: ‘paesaggi convalescenti’. Lungo la via Emilia, nella terra cretacea di Fossoli, al binario 21, sul ponte Morandi, al Lido di Venezia, ma anche in un raffinato periplo del pensiero dove viaggiano, insieme Perec e Clément, Pollack e Leopardi, Levi e Lucrezio. Cavaglion ci porta a riflettere sul potente ruolo educativo che la bellezza e i ricordi di certi luoghi esercitano. Sull’atto del soffermarsi sulla soglia, prendendo coscienza del senso del luogo, prima di calpestarne l’erba o i ruderi. E in tutto questo l’architetto del paesaggio può essere chiamato in causa nel ruolo di Giardiniere di memorie in movimento, in grado di decifrare l’arabesco che questo paesaggio lascia in eredità; traghettare e riallacciare il presente al passato, in multiformi dimensioni; contribuire al formarsi di liberi cittadini in grado di usare questa memoria obliqua come fondamenta del futuro. (Sara Annoni)


Alberto Cavaglion, “Decontaminare le memorie. Luoghi, libri, sogni”, Add editore, Torino 2021.



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