BIENNALE MEMORIES



Rivedo Venezia zeppa di turisti colorati e vocianti mentre l’immagino vuota come era nei surreali racconti di chi c’è stato durante il lock down, camminiamo fermandoci sui ponti, m’immergo nella Biennale curioso e leggero come ha da essere un vero amante e sento subito il profumo che fa quest’anno: la città multispecie, oltre il multiculturale, oltre i generi, verso un’inedita attenzione agli altri viventi, che siano piante, animali, funghi, è questo il leitmotiv che compare in filigrana in molte proposte. Per il resto, un’Europa che si attarda sui propri problemi, un’America Latina che invece esplode di vitalità e insiste sul sociale, gli USA che rivendicano legno e foreste mettendo in soffitta l’ipertecnologia, un’Africa sbandierata ma che in due giorni non sono riuscito a trovare certamente per mia negligenza, troppo attento a godere di altri aspetti della città come una trattoria di cui rivelerò forse nome e ubicazione esatta solo a un paio di amici fidatissimi, uno di quei luoghi in cui il vivere è sospeso al di là dello spaziotempo, fra strade veneziane vuote e panni sospesi fra le case e sguardi e sorrisi d’azzurro e oro.

(Maurizio Corrado)


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